Libero
SCIENZA

Analizzati dei resti di dinosauro che forse cambiano quello che sappiamo sul T-Rex

Forse parte delle cose che sapevamo sul T-Rex potrebbero essere sbagliate: a dimostrarlo è una ricerca che rivela che alcuni esemplari potrebbero essere qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che si immaginava

Tirannosauro, forse abbiamo sbagliato qualcosa Fonte foto: iStock

È forse il più iconico (oltre che il più spaventoso) dei dinosauri di cui sentiamo parlare fin da piccoli e tutti ne abbiamo un’immagine ben definita. Ma se vi dicessimo che c’è uno studio che mette in discussione alcune cose che sappiamo sul T-Rex? Sì, perché il più famoso e analizzato dei dinosauro teropodi resta per molti aspetti avvolti nel mistero e adesso a essere in discussione sono i fossili di alcuni dei suoi “piccoli”.

Il Nanotyrannus lancensis e le controversie

Per capire però come potrebbe cambiare ciò che sappiamo del mastodontico e minaccioso dinosauro che popola la nostra immaginazione, occorre fare un passo indietro. Non tutti sanno che da diverso tempo la comunità scientifica non solo si occupa dei tirannosauri ma dibatte in modo anche molto acceso sulla presenza di più famiglie di T-Rex e sul loro vero aspetto. Uno dei dibattiti che ancora oggi è in corso, è quello sul Nanotyrannus lancensis.

Ma cos’è il Nanotyrannus lancensis? Teoricamente si tratterebbe di una specie distinta e a sé stante di tirannosauro, che si distinguerebbe per le piccole dimensioni. Fino a oggi le teorie sulla sua esistenza sono state per lo più cassate e tutti i resti che tecnicamente potevano essere ricondotti a questa piccola specie sono invece stati classificati come tirannosauri d’età molto giovane, praticamente degli infanti. Adesso, invece, un team di ricercatori ha deciso di impegnarsi per confermare proprio l’esistenza del Nanotyrannus.

Lo studio e l’esistenza del Nanotyrannus

A portare avanti l’impegno è stata l’University of Bath in collaborazione con la Chicago University. I due istituti hanno formato due team coordinati dai professori Nicholas Longrich e Evan Saitta, che hanno preso in esame dei fossili di T-Rex che, appunto, fino ad adesso si pensava appartenessero a dei giovani T-Rex. Hanno lavorato in particolare su dei crani e hanno osservato tutti i segnali di evoluzione e crescita della circonferenza della test, facendo una serie di paragoni con specie di dinosauri che rimanevano di piccole dimensioni anche in età adulta.

Le misurazioni dei fattori di crescita delle ossa in questione si sono rivelate sorprendenti: in sostanza hanno rivelato che i crani presi in esame dovevano appartenere a specie già in età adulta, perché man mano che i dinosauri raggiungevano l’età matura i segnali di mutamento scomparivano, andando di pari passo con il terminare della crescita. C’è di più: secondo gli studiosi tutti questi segnali parlano chiaro anche sulle “misure” massime del Nanotyrannus.

Quelli che finora sono stati ritenuti piccoli T-Rex, infatti, erano in realtà esemplari che potevano raggiungere un massimo di circa 900-1.500 chilogrammi e un’altezza di non più di cinque metri, dunque circa il 15% delle dimensioni del più noto e comune T-Rex, che cresceva invece fino a pesare 8.000 chilogrammi e a raggiungere nove metri o più. Lo studio, pubblicato su Fossil Studies, sembra davvero dar forza all’esistenza di questa specie.

Cosa cambierà rispetto a ciò che sappiamo?

A sostegno dell’esistenza di specie distinte, i ricercatori non hanno trovato prove che combinano le caratteristiche del Nanotyrannus a quelle del T-Rex, dunque sulla carta è escluso che l’uno si sia trasformato/evoluto nell’altro. Gli studiosi, infatti, hanno anche analizzato fossili certamente appartenuti a tirannosauri evoluti e ogni resto esaminato poteva essere identificato con sicurezza come una specie o l’altra.

Ciò che non è ben chiara e dunque potrebbe cambiare le nostre considerazioni sul T-Rex è proprio la conformazione dei piccoli di tirannosauro, perché ci sono troppi pochi resti che possono documentare come si sono sviluppati. Ancora, cambia ciò che conosciamo sulla sua evoluzione in famiglie diversificate e, per finire, non è neanche detto che in realtà il Nanotyrannus sia un suo “parente”:  «pensare che questo dinosauro fosse un piccolo di Tirannosauro – ha detto il dottor Longrich – è già un errore: le braccia del Nanotyrannus erano certamente più lunghe e a nostro avviso era un animale diverso, piccolo, veloce, agile».

«Il T-Rex – continua Longrich –  faceva affidamento sulle dimensioni e sulla forza e forse questo è una delle poche cose che sappiamo davvero su di lui. È sorprendente pensare quanto ancora non sappiamo del più famoso di tutti i dinosauri. Viene da chiederci cos’altro abbiamo sbagliato».