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Viaggio negli USA, cosa può accadere al tuo smartphone

Gli Stati Uniti hanno inasprito i controlli sui dispositivi da poter portare durante il viaggio. Ecco cosa può capitare a smartphone, tablet e computer

Se stiamo per partire per gli Stati Uniti ci sono diverse regole che dobbiamo conoscere prima di preparare la valigia. Per atterrare negli Usa, infatti, ormai è obbligatorio togliere tutti gli oggetti elettronici dal bagaglio. A deciderlo è stata la Transportation Security Administration.

La TSA è l’agenzia governativa statunitense che si occupa dei controlli aeroportuali. Da diverso tempo l’agenzia sta inasprendo le restrizioni per le valige che i viaggiatori portano in cabina. Negli ultimi tempi, per esempio, la TSA ha testato, su 10 diversi aeroporti, il controllo preventivo di tutti gli oggetti elettronici. In pratica quando si arriva ai banchi per il controllo dei bagagli sarà necessario rimuovere dalla sacca non solo i notebook (come avviene oggi) ma qualsiasi dispositivo. Comprese macchine fotografie, tablet, e-Reader, obiettivi, sensori e smartphone. Visti i risultati positivi del test queste regole sono state applicate a qualsiasi aeroporto statunitense.

Dispositivi elettronici in aereo

Ovviamente queste restrizioni hanno valore solo ed esclusivamente per chi viaggia all’interno degli Usa, per i voli negli altri Paesi non avremo di questi problemi. Mentre dovremo attenerci a queste regole anche se faremo solo scalo nel territorio statunitense. Cosa significa tutto questo? I controlli più approfonditi creeranno delle code più lunghe. Perciò per evitare disagi è meglio presentarsi in aeroporto con più anticipo rispetto al passato.

Cosa può accadere ai nostri smartphone?

Negli Stati Uniti, oltre alla Transportation Security Administration, esiste anche la Customs and Border Protection (CBP) che si occupa dei controlli alla dogana. Quando viaggiamo negli Usa dobbiamo prepararci psicologicamente a delle verifiche più pressanti da parte del personale in aeroporto rispetto a quanto avviene in Europa. Non è raro per esempio che il nostro smartphone possa subire dei controlli. Difficilmente la TSA ci chiederà il telefono, a meno che non risulti davvero sospetto durante lo scanner dei bagagli. È molto più facile invece che la CBP ci fermi per un’indagine completa, che includerà anche la verifica del nostro telefono.

I nostri dati

La CBP è autorizzata a controllare i nostri messaggi, le nostre conversazioni e-mail, i contatti e anche i social media che abbiamo sullo smartphone. E persino app e foto. Può sembrare una violazione della privacy, e in effetti lo è, ma l’ente ha il permesso per svolgere questi controlli. Lo scopo è quello di evitare che dei terroristi o dei malintenzionati attraversino il confine statunitense. E non pensate che queste verifiche avvengano solo in casi straordinari. Nel 2015 la CBP ha fermato circa 8.500 viaggiatori. Mentre nel 2016 il numero è salito fino a 19 mila. Certo rispetto al numero dei viaggiatori in entrata negli Usa si tratta di un numero piccolissimo. Se veniamo fermati la CBP copia i dati presenti sul nostro telefono per un’indagine incrociata. Ma se non trovassero niente di sospetto sono costretti a cancellare ogni informazione salvata. Inoltre spesso la CBP si riserva il diritto di conservare il dispositivo mobile per 5 giorni. Ma ci sono casi di smartphone tenuti in custodia per dei controlli per settimane e mesi.

E se ci rifiutassimo?

Cosa succede se ci rifiutiamo di sbloccare lo smartphone alla dogana? Semplice, ci verrà negato l’accesso negli Usa. Questo accade solo per chi non è residente o cittadino degli Stati Uniti. E non pensate che è necessario arrivare da un Paese del Medio Oriente oppure da una nazione considerata come “ostile”. E se ci rivolgessimo a un avvocato? Questo allungherebbe di ore, o di giorni, le verifiche a nostro carico. Inoltre, dovremo pagare le prestazioni dell’avvocato perché questo caso non è coperto dal governo, come avviene in tribunale con quelli d’ufficio. Il consiglio dunque è quello di effettuare un backup prima di viaggiare per evitare che la CBP possa guardare le nostre foto private o i nostri messaggi.

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