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uomo più odiato di internet Fonte foto: Netflix
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Che fine ha fatto l'uomo più odiato di internet

La nuova docuserie Netflix racconta la storia di Hunter Moore, ideatore di un portale dedicato al revenge porn, e i tentativi per fermarlo

L’uomo più odiato di internet: è questo il titolo di una miniserie documentaristica in uscita il 27 luglio su Netflix. Chi è quest’uomo? Hunter Moore, che nei primi anni 2010 ha creato un portale dedicato al revenge porn, cioè la diffusione di video o foto intime senza il consenso dei protagonisti.

Il sito creato da Moore (IsAnyoneUp.com) pubblicava foto di nudo di donne e uomini, spesso senza che le persone ritratte ne fossero consapevoli o fossero d’accordo con la diffusione, con risultati devastanti. La docuserie in tre parti racconta la "missione" di una madre contro Moore e i suoi seguaci per avere giustizia, dal momento che la figlia era una delle ragazze ritratte sul sito contro la sua volontà. La miniserie è raccontata attraverso tramite interviste esclusive ed emozionanti a molte delle vittime di revenge porn che hanno lottato per fare eliminare le proprie foto e video dal sito.

Cosa è successo a Hunter Moore

Come mostra la miniserie Netflix, la cui produzione esecutiva è di Alex Marengo (già noto per Il lato oscuro dello sport e Killer TV), sul caso sono intervenute anche le forze dell’ordine, ma la questione ha richiesto alcuni mesi prima di essere risolta, tanto che il sito è rimasto visitabile per oltre un anno.

Sul portale web, insieme a foto e contenuti intimi, a volte venivano resi pubblici anche nome, contatti e indirizzo delle persone ritratte che, quando chiedevano che il materiale venisse rimosso, si sentivamo semplicemente rispondere di no: Moore, 36 anni, rifiutava definendosi un "rovinatore professionista di vite".

Il soprannome "l’uomo più odiato di internet" arriva da un articolo di Rolling Stone che raccontava appunto la creazione del sito di revenge porn e la storia del suo ideatore. Il sito è rimasto online per 16 mesi e se alla fine è stato chiuso è stato proprio grazie a Charlotte Laws, la madre di una delle vittime, che anche grazie all’aiuto di un ex marine è riuscita a fornire delle prove convincenti all’FBI.

Dov’è adesso Hunter Moore

Quando il sito è stato mandato offline, Moore lo ha immediatamente venduto a un gruppo che si occupava di contrastare il bullismo: un’inversione di marcia in piena regola, ma del tutto inutile. L’uomo ha subìto un processo per quello che ha fatto e nel 2015 è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione e al pagamento di una multa di duemila dollari.

Nel 2017 è stato rilasciato, ma da quel momento ha tenuto un basso profilo e non ha più fatto parlare di sé. Stando a quanto dichiarato da Netflix, l’uomo aveva inizialmente accettato di prendere parte alla docuserie, ma ha poi cambiato idea per ragioni non note.

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