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Cosa sappiamo sul parassita che sta uccidendo i ricci di mare

I ricci di mare stanno scomparendo in massa a causa di un microscopico parassita: di cosa si tratta e l'Italia è a rischio?

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Perché i ricci di mare stanno morendo in massa dagli Stati Uniti ai Caraibi? È una domanda che ha ossessionato i biologi marini per mesi, anche alla luce di un simile evento che si verificò negli anni Ottanta, senza mai trovare risposta. Il mistero, però, è stato risolto da un team di ricerca della University of South Florida di Tampa (USF): il colpevole è un microscopico parassita unicellulare che dapprima provoca la perdita delle spine e, infine, la morte dei Diadema antillarum.

Morte di massa dei ricci di mare, lo studio

“Il riccio di mare Diadema antillarum, praticamente estirpato nei Caraibi all’inizio degli anni ’80 per una causa sconosciuta – si legge nello studio A scuticociliate causes mass mortality of Diadema antillarum in the Caribbean Sea, pubblicato lo scorso 19 aprile 2023 sulla rivista Science Advances -, ha recentemente sperimentato un’alta mortalità di massa a partire dal gennaio 2022“.

Per tale ragione un team di biologi marini della Cornell University e dell’US Geological Survey ha “studiato la causa di questo evento attraverso approcci combinati di biologia molecolare e patologia veterinaria“, raccogliendo campioni da 23 siti nei Caraibi – Aruba, Isole Vergini, Porto Rico solo per citarne alcuni – e confrontandone le anomalie. In appena quattro mesi – tempistica che Mya Breitbart, professoressa di oceanografia presso la USF, ha definito “senza precedenti” – sono riusciti a identificare il misterioso colpevole.

Cosa sappiamo sul parassita che uccide i ricci di mare

Il fatto che dall’inizio del 2022 i ricci di mare nei Caraibi perdano le spine per poi soccombere senza scampo si deve a un microscopico parassita unicellulare, un ciliato noto come philaster. L’esperimento per dimostrarlo è stato piuttosto semplice: i biologi marini hanno messo il philaster in vasche piene di ricci sani, precedentemente allevati in laboratorio, è hanno osservato che il 60% di essi moriva con i medesimi sintomi osservati in quelli campionati nei Caraibi.

Attualmente non esiste un metodo comprovato per l’eliminazione del philaster, né tantomeno un protocollo che consenta di mettere i ricci di mare in sicurezza, evitandone la scomparsa così copiosa. Occorrono ulteriori ricerche, ragion per cui il team di Tampa ha istituito un laboratorio per studiare tale microrganismo.

L’importanza dei ricci per l’ecosistema marino

Il philaster (che non è dannoso per l’uomo) potrebbe essere stato la causa della moria di massa dei ricci di mare che colpì la barriera corallina caraibica negli anni Ottanta. Non avendo a disposizione dei campioni della precedente epidemia, è impossibile per gli scienziati stabilire con certezza che fosse proprio questo parassita il responsabile, ma le dinamiche sono parecchio simili e lasciano intendere che possa esserci un nesso.

Barriere coralline “affamate” e invase da alghe: basterebbe questo per comprendere quanto sia importante la presenza dei ricci di mare per l’ecosistema marino. “Gli eventi di mortalità di massa degli echinodermi modellano gli ecosistemi marini alterando le dinamiche tra i principali gruppi bentonici” esordisce lo studio e a piena ragione. I ricci di mare sono come dei “tosaerba” per le barriere coralline, perché consumano le macro-alghe che ne causano il decadimento. La loro scomparsa rappresenta, dunque, un serio problema.

L’Italia è a rischio?

Domanda più che lecita, con una risposta rassicurante, almeno in parte. Il fenomeno della moria di massa dei ricci di mare a causa del philaster è attualmente circoscritto al Mar dei Caraibi e non è stato registrato nel Mediterraneo. In Italia a minacciarne la scomparsa è l’uomo, ragion per cui in diverse regioni (come Sardegna e Puglia) sono stati istituiti dei divieti per la pesca dei ricci di mare, a rischio di estinzione per via dei prelevamenti continui e prolungati che non danno loro neanche il tempo di riprodursi.

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