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Digitale Terrestre, cosa ha chiesto la RAI

Il passaggio di un MUX RAI al Digitale Terrestre di seconda generazione potrebbe impedire a milioni di italiani di vedere gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Parigi

RAI digitale terrestre Fonte foto: VILTVART / Shutterstock

L’interminabile passaggio dal vecchissimo standard di trasmissione Digitale Terrestre DVB-T al “nuovo” (ma ormai già quasi superato) DVB-T2 di seconda generazione potrebbe durare ancor di più, con un ennesimo rinvio.

Il primo vero passo verso l’addio al vecchio standard l’avrebbe dovuto fare la RAI, a partire da gennaio 2024, ma ora è proprio la RAI a chiedere il passo indietro alla luce dei recenti dati sul numero di famiglie che ancora non hanno nemmeno una TV compatibile col DVB-T2.

Un MUX RAI in DVB-T2

A inizio agosto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato che entro il 10 gennaio la RAI “dovrà impegnarsi a diffondere un proprio MUX nazionale in standard DVB-T2 e a predisporre il passaggio dei restanti MUX in standard DVB-T2 secondo la roadmap predisposta dal Ministero, in coerenza con la normativa di settore“.

L’annuncio del ministro arrivava dopo mesi, se non anni, di incertezza sulla reale data di transizione dal vecchio al nuovo standard e dopo le forti pressioni dei piccoli editori TV locali, associati in Aeranti-Corallo, che già da tempo hanno investito pesantemente per aggiornare i propri apparati di trasmissione ma che, paradossalmente, oggi si trovano a dover trasmettere in condizioni peggiori di prima.

Questo perché hanno dovuto cedere per legge alcune frequenze agli operatori telefonici (che le hanno acquistate all’asta dallo Stato, per il 5G), ma non possono ancora trasmettere sulle restanti usando il più efficiente DVB-T2.

Un MUX è un pacchetto di frequenze radio sulle quali vengono trasmessi più canali insieme e il ministro Urso non ha mai specificato quale dei MUX posseduti dalla RAI sarebbe passato al DVB-T2, anche se quasi tutti danno per scontato che si tratti del MUX B, sul quale vengono oggi trasmesse reti minori.

Passare al nuovo standard sul MUX A, quello principale sul quale si trasmettono le reti ammiraglie, comporterebbe una perdita di ascolti insostenibile per le casse della RAI.

A rischio Europei e Olimpiadi

Per quello che si sapeva fino a pochissimo tempo fa, quindi, a partire dal 10 gennaio diversi canali RAI sarebbero passati al nuovo standard di trasmissione. Ma, ancora una volta, potrebbe arrivare il passo indietro: il direttore generale della RAI, Giampaolo Rossi, durante un’audizione in Commissione Vigilanza RAI ha fatto capire che il passaggio di un MUX al DVB-T2 non è affatto certo.

Rossi, infatti, ha detto che “stiamo interloquendo con il ministero circa la possibilità di spostare anche per noi questa scadenza, se non altro per una questione di difesa del servizio pubblico” perché l’anno prossimo ci saranno due importantissimi eventi sportivi: gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Parigi.

Le TV non compatibili: quante sono?

Gli ultimi numeri attendibili sulle Smart TV (e sulle TV non smart) non compatibili con il DVB-T2 ancora presenti nelle case degli italiani sono quelli del 6° Rapporto Censis-Auditel e sono dati abbastanza preoccupanti per le emittenti TV.

Secondo il rapporto, infatti, addirittura il 47,6% delle TV ancora attive in Italia non sarebbe compatibile. Ma il dato ancor più allarmante è un altro: il 35,2% delle famiglie italiane non ha in casa nemmeno un televisore compatibile col DVB-T2 e, di conseguenza, dal giorno del passaggio al nuovo standard non vedrebbe più nulla.

Stiamo parlando di ben 8,4 milioni di case italiane su 20,7 milioni in totale, una fetta di pubblico che nessuno, nemmeno la RAI, può permettersi di perdere.