huawei vs donald trump Fonte foto: Ascannio / Shutterstock.com
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Huawei, Donald Trump contro due aziende italiane: quali sono

22 Agosto 2019 - Nella lotta tra Cina e Stati Uniti, a farne le spese sono due aziende italiane, entrambe affiliate a Huawei. Si tratta di Huawei Italia, spinoff del colosso cinese nel Bel Paese, e del centro ricerche di Milano, specializzato nella ricerca sulle microonde, molto importanti per lo sviluppo del 5G.

Entrambe le aziende non potranno né avere rapporti commerciali con le società statunitensi né acquistare o vendere prodotti. La decisione di Trump rientra nel blocco commerciale imposto a Huawei a metà maggio. Dopo la sospensione di 3 mesi del ban Huawei (fino al 19 agosto), Trump ha inserito nella entity list, una sorta di lista nera di aziende che non possono commerciare con le società statunitensi, altre 46 entità, tra cui Huawei Italia e il centro di ricerche di Milano.

Bisogna evidenziare, però, che contemporaneamente alla decisione di Trump di inserire le due aziende italiane nella “lista nera”, il Dipartimento per il Commercio degli Stati Uniti ha annunciato un’altra proroga di tre mesi dell’entrata in vigore del ban Huawei: scadenza 19 dicembre 2019. Cosa vuol dire? Che fino a quella data le aziende statunitensi potranno sottoscrivere accordi commerciali con il colosso cinese e vendere i loro prodotti.

Perché Trump ha inserito le due aziende italiane nella entity list

Il ban Huawei rientra all’interno di una lotta geopolitica che vede protagoniste Cina e Stati Uniti da oramai diversi anni. Anche i dazi doganali imposti da Trump e da Pechino a prodotti importati rispettivamente da Cina e USA rientrano in questa situazione.

In attesa che le due super potenze trovino un accordo che sblocchi la situazione, Donald Trump ha voluto colpire Huawei inserendo altre sue consociate nella lista nera. E questa volta è toccato anche ad aziende italiane: Hauwei Italia e il centro di ricerche di Milano, uno dei più importanti di Huawei in tutto il Mondo. Situato a Segrate, studia le microonde, molto importanti per la tecnologia 5G.

La risposta di Huawei

Huawei non era certo impreparata alle nuove sanzioni imposte da Donald Trump. La risposta non si è fatta attendere: il CEO dell’azienda ha inviato una lettera ai suoi dipendenti motivandoli a fare ancora di più. L’obiettivo è diventare il numero uno nel mondo dell’elettronica.

Nel caso in cui il blocco commerciale diventasse ufficiale, Huawei ha già pronte delle alternative. A livello software ha lanciato HarmonyOS, mentre sotto il punto di vista dell’acquisto di hardware, sta cercando validi sostituti in Europa e soprattutto in Cina.

Cosa cambia per gli utenti Huawei

Come già spiegato nei giorni precedenti, gli utenti che hanno uno smartphone Huawei non devono preoccuparsi, per loro non cambierà nulla. Continueranno a ricevere gli aggiornamenti del sistema operativo Android e le patch di sicurezza, come accadeva già in passato.

Inoltre, con la proroga della sospensione del ban Huawei per altri 90 giorni (fino al 19 dicembre), gli smartphone dell’azienda cinese che usciranno fino a Natale riceveranno la certificazione Android. All’interno sarà presente il Google Play Store e tutte le app di Google. E avranno garantiti gli aggiornamenti software per almeno un paio di anni.

Nel caso in cui il 19 dicembre la proroga non venga rinnovata, Huawei ha già pronta in casa l’alternativa: a inizio agosto ha presentato HarmonyOS, un nuovo sistema operativo multipiattaforma in grado di sostituire nel giro di pochi giorni Android. Vedremo come evolverà la situazione nei prossimi tre mesi.

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