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SCIENZA

Le meduse hanno lanciato un messaggio che dovrebbe preoccupare tutti

Ci sono delle meduse stressate nelle profondità degli abissi, e non è un buon segno: il loro comportamento dimostra che l'azione umana è sempre più nociva per la vita sottomarina

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Ci sono ancora molte, moltissime cose che il genere umano sconosce riguardo a quelle che sono le immense comunità di vita sottomarina che si muovono negli abissi profondi. Purtroppo, tra l’altro, le poche notizie che arrivano non sono affatto incoraggianti, e non perché vedano protagonisti strani mostri che abitano gli oscuri fondali inesplorati.

Anzi, forse se venissimo a conoscenza di strane creature misteriose e in salute potremmo gioire. Invece, ancora una volta, il genere umano potrebbe essere artefice di un danno d’entità colossale: a dimostrarlo sono alcune meduse stressate, che stanno rispondendo molto male ai cumuli di sedimenti indotti dall’estrazione mineraria in acque profonde e al riscaldamento globale.

Lo studio sugli impatti dell’estrazione di minerali

Il comportamento anomalo delle meduse è apparso chiaramente durante uno studio specifico sugli impatti che l’estrazione di minerali dal fondale marino ha sull’ecosistema acquatico. A condurre lo studio (poi pubblicato su Nature) è stato un team capitanato dalla dottoressa Vanessa Stenver del GEOMAR – Centro Helmholtz per la ricerca oceanica di Kiel in Germania.

La dottoressa Stenver si è concentrata sulla fauna marina del dominio pelagico, che da diversi anni viene considerata quella più soggetta ai cambiamenti ambientali indotti dall’uomo, cosa estremamente preoccupante dato che gli animali pelagici svolgono importanti funzioni ecosistemiche, compresa la regolazione del clima.

La Stenver e il suo team hanno avuto modo di osservare la medusa Periphylla Periphylla e hanno subito rilevato che i sedimenti sollevati dai siti minerari attivano risposte di stress nelle meduse, con conseguenze pericolose e radicali.

Lo stress delle meduse

Nello specifico, la dottoressa Stenver ha rilevato che i sedimenti si attaccano ai corpi delle meduse. Questo attaccamento fa sì che, per reazione e per cercare in qualche modo di liberarsi, le Periphylla Periphylla inizino a produrre quantità sempre più eccessive di muco, che purtroppo però non sono affatto risolutive perché non riescono a pulire l’animale planctonico.

La produzione di muco diventa così un’arma pericolosa, perché per crearlo e rivestirsi le meduse devono impiegare moltissima energia, cosa che potrebbe essere dannosa per la loro salute: in sostanza, le Periphylla Periphylla vanno incontro a una sorta di sfinimento letale.

E purtroppo non è tutto qui, perché lo sfinimento potrebbe essere alleviato o risolto dal cibo, che però scarseggia nelle profondità marine, e qui nasce un altro problema: la medusa sfinita non può nutrirsi a dovere e muore o di fatica o di fame. In più, proprio per ovviare allo sfinimento, le meduse mettono a tacere tutti i geni che attivano la riparazione delle ferite e che regolano il sistema immunitario.

Ipotesi e conseguenze

Sempre secondo lo studio della Stenver, la fauna pelagica è già messa duramente alla prova dal riscaldamento globale, che ha come diretta conseguenza l’aumento della temperatura dell’oceano per via dell’emissione dei gas serra. Le meduse (e non sono loro) sono organismi che si sono evoluti in condizioni termiche relativamente stabili, cosa che generalmente indica una forte vulnerabilità ai cambiamenti ambientali.

La presenza di sedimenti legati all’estrazione mineraria peggiora drammaticamente le cose e, in più, secondo la Stenver e il suo team, è molto probabile che altri organismi gelatinosi nelle profondità oceaniche inizino a rispondere in modo simile. Cosa comporterebbe questo? Una progressiva e terribile riduzione della biodiversità, che minaccerebbe le funzioni cruciali dell’ecosistema e che danneggerebbe il pianeta intero.

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