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WhatsApp ed e-mail prove processuali: cosa cambia

Una sentenza della Cassazione equipara i messaggi di WhatsApp o di posta elettronica a prove in sede di dibattimento processuale. Invertito l'onere della prova

22 Luglio 2019 - Avviso importante ai naviganti: d’ora in poi, anche se non citato espressamente e in maniera chiara dalla legge italiana, sms ed email godranno dello status di “piena efficacia di prova” in sede di giudizio civile. A stabilirlo è una sentenza della Cassazione, emanata la settimana scorsa e potenzialmente rivoluzionaria.

Si tratta di un importante passo in avanti per il nostro ordinamento giuridico, non esattamente aggiornato per quel che riguarda questo particolare settore. Al netto di un intervento del legislatore, infatti, i giudici sono tenuti a rifarsi a una legge degli Anni ’40 dello scorso secolo. L’unica eccezione, in questo senso, è rappresentata dalla PEC che, a norma di legge, ha lo stesso valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno.

SMS, WhatsApp ed email come prove: qual è la situazione legislativa

Fino a oggi, per utilizzare un messaggino di testo o un messaggio di posta elettronica come prova in fase di dibattimento processuale era necessario chiederne la trascrizione ad agenzie specializzate. Queste avrebbero dovuto appurare la veridicità dell’invio, sincerandosi che il messaggio fosse stato effettivamente inviato e ricevuto e non si trattasse di un falso informatico. In alcuni casi, addirittura, il giudice poteva disporre il sequestro del dispositivo, così da condurre ulteriori accertamenti hardware e software.

Cosa cambia con la sentenza della Cassazione

La sentenza n. 19155/2019 del 17 luglio 2019 della Corte di Cassazione cambia profondamente lo scenario legislativo. Non solo il testo di SMS, WhatsApp ed email sarà equiparabile a quello di una lettera scritta di proprio pugno o di una dichiarazione rilasciata a un organano di stampa, ma è stato addirittura invertito l’onere della prova.

D’ora in poi sarà compito della persona che ha ricevuto il messaggio, e non di chi lo ha inviato, dimostrare la non corrispondenza dell’sms o della email alla realtà utilizzando, ovviamente, una serie di argomentazioni convincenti. Comunque, anche in questo caso, il giudice può sempre decidere di accertare questa corrispondenza utilizzando altri mezzi di prova.

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