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Bonus Bici: la piattaforma non funziona e manda in down lo SPID

La piattaforma Web per chiedere il bonus bici non regge l'urto, l'eccesso di richieste manda in tilt i server dello SPID: ecco cosa sta succedendo nel click day del buono mobilità.

Giornata da dimenticare per chi sogna un Paese digitale: il tanto atteso “click day” del buono mobilità è iniziato con mezz’ora di ritardo, rispetto all’orario previsto delle 9:00, è proseguito con un tentativo di truffa online su un sito fake (che nulla ha a che vedere con la piattaforma ufficiale del Governo) e sta continuando tra mille difficoltà per gli utenti a causa del sovraffollamento che non solo ha costretto la piattaforma a indrodurre la lista d’attesa, ma ha anche causato danni collaterali al sistema dello SPID, l’identità digitale necessaria a richiedere il bonus da 500 euro.

L’affanno della piattaforma è confermato dal plafond ancora residuo: alle 14:30, infatti, risultavano assegnati meno di 20 milioni sui 210 disponibili e la coda arrivava a oltre 600 mila utenti. Segno che il sistema non ha tenuto il ritmo e non è riuscito a soddisfare l’elevatissimo, ma prevedibile, numero di richieste. Ma, oltre il danno, c’è la beffa: gli utenti che superano la fase della lista di attesa hanno 30 minuti per completare la procedura e richiedere il buono mobilità, oltre i quali vengono sputati fuori dal sistema, ma spessissimo non bastano perché l’elevato carico di richieste ha mandato KO anche i server degli Identity Provider che offrono lo SPID.

Buono mobilità: i problemi allo SPID

Il sistema SPID prevede che chi rilascia l’identità digitale al cittadino la debba confermare ogni volta che esso accede ad un sito tramite SPID. Esattamente come nel caso della richiesta del bonus bici e monopattini. I sistemi informatici degli Identity Provider sono al momento praticamente tutti in crisi: Sielte ID e PosteID, due tra i più usati in Italia, non rilasciano l’ok a procedere sulla piattaforma in tempo utile. La risposta tipica è “too many request“.

In realtà non si può neanche addossare tutta la responsabilità di quanto sta accadendo agli Identity Provider, che hanno sistemi informatici tarati su un utilizzo quotidiano ben lontano dai numeri di oggi.

Buono mobilità: si parla già di class action

Sul Web, in particolare su Twitter, monta la protesta per i disservizi del click day per il buono mobilità. C’è anche chi scherza e mette in vendita un buon posto in lista, mentre il grosso dei commenti è talmente inferocito è meglio non riportarlo.

Il motivo è semplice: con una spesa media per i monopattini e le biciclette di circa 350 euro la maggior parte di coloro che stanno provando ad accedere alla piattaforma Web per il bonus bici aspetta un rimborso di 150-200 euro (ricordiamo che il rimborso è pari al 60%, per un massimo di 500 euro). Che in un periodo come questo, in cui stiamo lentamente scivolando verso un lockdown 2.0, fanno comodo a tutti.

Due parole sembrano destinate a dominare la “word cloud” di quanto sta accadendo oggi: Class Action. Cioè causa collettiva nei confronti di Sogei (Società Generale d’Informatica S.p.A), azienda pubblica di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha messo in piedi la piattaforma Web per richiedere il bonus che non ha retto all’impatto.

Il problema, dal quale potrebbe nascere una causa legale, è che il Governo ha scelto il metodo del click day: chi prima arriva prende il bonus, chi arriva tardi non lo prende. E, per di più, il bonus non ha alcuno sbarramento ISEE e quindi lo possono richiedere tutti. Quello che è successo oggi, quindi, era ampiamente prevedibile perché è stato il Governo stesso a dire agli italiani di riversarsi in massa sul sito del bonus bici prima possibile.

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