Che cosa è il contact tracing e a cosa serve Fonte foto: Shutterstock
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Che cosa è il contact tracing e a cosa serve

Il contact tracing è uno dei migliori sistemi per prevenire il contagio delle malattie infettive. Ecco come funzione e a cosa serve

Il “contact tracing“, cioè il tracciamento delle persone con le quali siamo entrati in contatto, è ritenuto uno dei metodi più efficaci per limitare la diffusione delle epidemie. E questo perché ognuna delle persone con cui è entrato in contatto un infetto potrebbe a sua volta essersi infettato e trasmettere ad altri l’agente patogeno.

La finalità principale del contact tracing, quindi, è l’isolamento di tutti i potenziali contagiati per interrompere la catena del contagio. Naturalmente il tracciamento dei contatti è tanto più importante ed efficace quanto più è precoce la diagnosi dei contagi: se già gran parte di una popolazione è stata infettata, non ha molto senso sapere con chi è entrato in contatto ogni persona. Allo stesso tempo il contact tracing va inteso e applicato in modo flessibile, in base alle caratteristiche di ogni infezione che si voglia bloccare. Infine, il contact tracing può essere gestito con moltissima come con pochissima tecnologia.

Come si fa il contact tracing

In linea di massima, dopo che si è scoperto un contagiato lo si può sottoporre a intervista e chiedergli con chi è entrato in contatto negli ultimi tot giorni. Dove al posto del “tot” dobbiamo mettere il numero di giorni per i quali si è contagiosi verso gli altri. Se l’infetto ricorda a memoria tutti i suoi spostamenti e tutte le persone che ha incontrato, allora questo è già un contact tracing efficace. Ma, naturalmente, quasi nessuno si ricorda tutte queste informazioni, specialmente se i giorni da tracciare sono molti.

Ecco, allora, che entrano in gioco tecnologie ben più evolute come le app di contact tracing usate in Asia (specialmente in Cina e Corea del Sud) per tracciare la diffusione del Covid-19. Queste app per smartphone non fanno altro che tracciare gli spostamenti dell’infetto e, allo stesso tempo, anche quelli di tutte le altre persone. Quando una persona contagiata si trova abbastanza vicino ad un’altra persona, allora tale persona è a sua volta un potenziale infetto. Da contattare e tracciare.

Quanto sono utili le app di contact tracing

L’utilità di fare contact tracing con tecnologie di questo tipo varia da infezione a infezione. Se dobbiamo tracciare la diffusione di un virus che si trasmette tramite l’aria a distanza ravvicinata, come il Covd-19, possono essere molto efficaci. Ma a patto che tutti le utilizzino, altrimenti sfuggirà qualche contagiato che infetterà altre persone senza che le applicazioni (perché possono essere più di una) se ne possano accorgere.

Immuni, l’app scelta dal Governo italiano tra le 319 proposte arrivate, funziona tracciando non la posizione ma la vicinanza. Tramite la connessione Bluetooth, infatti, l’app registra solo se due persone (entrambe con l’app e il Bluetooth attivato) sono state abbastanza vicine tra loro per essere a rischio contagio. Per altre infezioni, invece, una tecnologia del genere non serve a nulla: pensiamo ad esempio ai patogeni che si trasmettono solo per contatto o, come nel caso dell’HIV e dell’AIDS, tramite scambio di fluidi corporei. “Contact” di questo tipo sfuggono a qualsiasi forma di “tracing“.

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