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Gli editori chiedono la sospensione di Telegram in Italia

La Federazione degli editori italiani chiede la sospensione di Telegram per evitare la diffusione di riviste e quotidiani "piratati". Perdite stimate per centinaia di milioni ogni anno

Telegram è finita sotto l’occhio del ciclone: l’app di messaggistica alternativa a WhatsApp ospitadecine di gruppi in cui è possibile leggere gratuitamente, o pagando pochi euro al mese, riviste e quotidiani piratati. I prodotti editoriali arriverebbero direttamente sul telefono dell’utente che, in questo modo, non è costretto ad abbonarsi o acquistare un giornale online per poterlo leggere.

L’uso illecito dell’app di messaggistica ha portato la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) a chiedere all’Autorità garante delle comunicazioni (AGCOM) di sospendere Telegram in Italia. Non dei singoli gruppi, dell’intera piattaforma. L’app di messaggistica è tra le più usate al mondo e ha una caratteristica particolare: è stata progettata per essere totalmente sicura e criptata e quindi è pressoché impossibile controllare ciò che avviene al suo interno, sia da parte degli hacker che da parte delle autorità. Per tale motivo, può essere usata anche per scopi illeciti, come la pirateria.

La FIEG contro Telegram: cosa è successo negli ultimi giorni?

Attraverso un comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale il 14 aprile, la FIEG ha chiesto all’AGCOM di sospendere l’app di messaggistica nel nostro Paese. Non i singoli gruppi o canali, ma l’intero sistema usato da milioni di persone al mondo. La richiesta è stata annunciata da Andrea Riffeser Monti, il Presidente della FIEG.

I canali Telegram monitorati sono una decina: sono completamente dedicati alla diffusione illecita di riviste e testate giornalistiche di diverso tipo. Gli utenti iscritti a tali gruppi sono circa 580mila, con un aumento del 46% negli ultimi tre mesi e un incremento dell’88% delle testate diffuse illecitamente.

I base a questi dati, la FIEG ha elaborato una stima delle perdite che si aggira intorno ai 670 mila euro al giorno, che corrispondono a 250 milioni di euro all’anno. In seguito a questa analisi, Riffeser Monti, continua dicendo che questa pratica provoca enormi danni a tutto il settore. Il rischio è quello di distruggere il lavoro di migliaia di persone che compongono la filiera produttiva della stampa: editori, giornalisti, distributori, stampa, poligrafia, distributori ed edicolanti. Il comunicato conclude dicendo che tutti questi professionisti sono “impegnati, tra molti sacrifici, a garantire la continuità di un bene primario, quale quello dell’informazione, che, mai come in questo momento, è chiamato ad assolvere la sua più alta funzione di diritto costituzionalmente garantito”.

La pirateria su Telegram

Già nel 2019 le copie delle riviste più famose circolavano indisturbate su Telegram e WhatsApp. La Polizia Postale aveva aperto delle indagini e gli utenti erano stati puniti con multe salate. Erano 10mila le persone colte in flagrante e che rischiavano multe da 24 mila euro per aver scaricato riviste online sul proprio telefono invece di acquistarle a prezzo pieno presso i canali autorizzati.

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