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SCIENZA

È alla "deriva": cosa sappiamo della galassia medusa avvistata in cielo

Apparentemente, la galassia avvistata da Hubble sembra non avere nulla di troppo strano. Invece si sta muovendo in un ambiente ostile, cosa che rende la sua osservazione ancor più importante e suggestiva

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Non tutti lo sanno, ma nel nostro Universo (o, almeno, in quello osservabile) esistono e brillano più di 2.000 miliardi di galassie. Per la verità si tratta anche di una stima al ribasso: moltissimi scienziati, infatti, ritengono che un conteggio accurato impiegherebbe un tempo talmente lungo da superare anche la più rosea aspettativa di vita umana. Cosa ci dice tutto ciò? Che l’ampissimo numero di questi ammassi stellari indica anche quanto siano variegate e diversificate.

È per questa ragione che l’avvistamento di una galassia medusa sta facendo notizia e sta accendendo la comunità scientifica: pur non essendo novità in senso assoluto, le immagini che adesso possiamo osservare ci dicono di più sul “comportamento” di questa tipologia di corpi celesti.

La scoperta della nuova galassia medusa

Negli ultimi mesi il telescopio Hubble ha regalato grandissime soddisfazioni agli studiosi della NASA/ESA, che si sono ritrovati di fronte a numerosi scatti riguardanti le galassie più disparate (come quella con i “tentacoli”) e le loro azioni-interazioni (come quelle che precedono la fusione). L’ultimo scatto in ordine di tempo, però, è davvero molto particolare: immortala JW39 che, come abbiamo già detto, è una galassia medusa.

Questa galassia si trova a oltre 900 milioni di anni luce di distanza dalla Terra e “vive” nella Costellazione della Chioma di Berenice. A un primo sguardo sembrerebbe una “galassia qualsiasi”, serenamente incastonata nel cielo e intenta a muoversi a spirale. Invece, JW39 si muove in un ambiente ostile e viene drasticamente modificata, minuto dopo minuto, dalle forze gravitazionali che la circondano e continuano a plasmarla.

Cos’è una galassia medusa?

È proprio per questa ragione che JW39 viene, appunto, chiamata galassia medusa: questo corpo celeste si ritrova “pressato” da altri ammassi di galassie attorno a lui e le forze che schiacciano e spingono innescano una serie di esplosioni stellari che creano delle code di gas. La pressione e l’attrazione gravitazione delle galassie più grandi deformano JW39 e le conferiscono la tipica forma che ricorda l’animale planctonico marino.

Nella storia delle osservazioni, molte galassie lontane sono state classificate come galassie medusa. Dunque perché JW39 è così importante? Semplice: perché lo scatto (anzi: gli scatti) che Hubble ha fornito agli scienziati permette di comprendere molto bene i fenomeni che la caratterizzano. Per esempio, lo spazio da JW39 e le altre galassie è pervaso da una sorta di plasma rovente (il mezzo intracluster) che si comporta come fosse un liquido dalla corrente molto forte, cosa che porta la galassia medusa quasi a “combattere” per riuscire a galleggiare e muoversi. Questa “lotta” è talmente travolgente da far sì che i gas di JW39 si disperdano, rendendo più difficoltosa la formazione stellare.

Le galassie e lo stripping

Questa interazione dilaniante tra le galassie e il mezzo intracluster viene chiamato stripping ed è generalmente quella che contraddistingue le fasi finali della vita degli ammassi stellari. Tuttavia, JW39 sembra ancora essere estremamente attiva e le lunghe code di stelle, gas e detriti la rendono incredibilmente degna d’attenzione.

Secondo gli scienziati, l’osservazione dello stripping di JW39 può portare a una conoscenza più approfondita di come una galassia termina il suo ciclo vitale. Gli occhi saranno puntati su di lei, dunque, a tempo indeterminato.

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