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Smartworking, arriva il Productivity Score per valutare i dipendenti

Si chiama Productivity Score ed è uno strumento di valutazione dell'efficacia dello smartworking: clamorosa violazione della privacy, o strumento contro i furbetti del divano?

Per i dipendenti in smart working è tempo di valutazioni: Microsoft ha infatti lanciato il Productivity Score, uno strumento in grado di analizzare il comportamento dei lavoratori attraverso lo studio di ben 73 metriche differenti. Con il tool, però, arrivano anche le prime preoccupazioni relative alla privacy, anche se alcuni credono che possa essere uno strumento utile a stanare i “furbetti del divano“.

Il nuovo strumento realizzato dall’azienda di Redmond sarebbe dunque in grado di calcolare, in base ai comportamenti di ogni dipendente, il grado di produttività dei lavoratori impegnati in regime di smart working. Si tratta dunque di uno studio combinato di fattori, utili per scattare una vera e propria fotografia del lavoratore, in modo da poter valutare correttamente l’impegno profuso mentre ci si trova a svolgere i propri compiti dalla propria abitazione. Ovviamente non sono mancate le polemiche, soprattutto da parte di coloro che ritengono Productivity Score un espediente per monitorare l’operato dei propri dipendenti, andando contro le basilari norme sulla privacy.

Productivity Score, come funziona

Lo strumento di Microsoft, in grado di analizzare i comportamenti dei lavoratori in smart working, valuta alcuni parametri ritenuti particolarmente importanti in merito allo svolgimento del lavoro. Tra questi, vi sono la frequenza di utilizzo della videocamera durante le videochiamate di lavoro, l’invio di email e il numero di giorni su base mensile di utilizzo di tool come Skype e Teams o i più comuni Word, Excel e Outlook.

Inoltre, viene anche calcolato il modo in cui ogni dipendente interagisce con i colleghi, anche contribuendo alle discussioni via chat del gruppo di lavoro o condividendo documenti utili per un utilizzo da parte di tutti. Tutti i risultati vengono poi inseriti in un report, inviato a fine mese al proprio datore di lavoro.

Come confermato da un portavoce di Microsoft, la decisione di integrare Productivity Score non può essere presa dal lavoratore ma esclusivamente dal datore, il quale può decidere a sua discrezione. Una volta ricevuti i dati, il datore insieme agli amministratori IT potranno visualizzare eventuali problemi e punti deboli, in modo da aiutare le organizzazioni attraverso operazioni di supporto mirate.

Productivity Score di Microsoft, i dubbi e le perplessità

Con l’arrivo delle prime opinioni contrarie al nuovo tool Microsoft, il vicepresidente di Microsoft 365 Jared Spataro ha scelto di rilasciare un post sul blog ufficiale della compagnia, rassicurando sulle intenzioni di Productivity Score. All’interno, si apprende come non ci sarebbe nulla da preoccuparsi, visto che la privacy appare al sicuro attraverso controlli, in grado di anonimizzare i dati o rimuoverli completamente prima dell’invio al proprio datore.

Anche molti esperti di privacy si sono mostrati contrari all’impiego del tool, vedendo in essa una sorveglianza continua dei lavoratori nascosta da una facciata di ottimizzazione della produttività. È di questo avviso il co-fondatore di Basecamp David Heinemeier Hansson, il quale ha mostrato su Twitter il suo disappunto: «La parola “distopico” non è abbastanza forte per descrivere il nuovo inferno che Microsoft ha appena schiuso».

Anche Wolfie Christl, ricercatore nel campo della privacy dei dati, ha ribadito come la funzionalità potrebbe essere non solo problematica, ma addirittura illegale soprattutto in Europa, visto che il controllo sarebbe impostato su attivo di default all’avvio di Microsoft 365. Infatti, alla luce delle normative in vigore, tali controlli potrebbero essere contrarie a quanto stabilito dal legislatore.

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