cobra kai Fonte foto: Jace Downs/YouTube Originals/Sony Pictures Television
HOW TO

Lockdown 2: come prepararsi

Questa volta siamo più consapevoli e preparati: ecco come affrontare un secondo lockdown e come essere più smart anche se non ci sarà una nuova quarantena.

Con la decisa impennata dei contagi da coronavirus si torna a parlare, sempre più insistentemente, di nuovo lockdown (o, come lo ha definito qualcuno, “lockdown 2“) per arginare la pandemia di Covid-19. Diverse le ipotesi allo studio, dal “semi lockdown” con restrizioni limitate fino ai lockdown locali in precise aree o Regioni del Paese. C’è anche l’ipotesi di “coprifuoco” o “lockdown notturno” dalle 22 in poi, con chiusura dei locali, della ristorazione e stop praticamente completo alla movida.

Nulla, in questo momento, è deciso e ufficiale ma allo stesso tempo nulla è escluso. Quello che è certo è che anche se non ci sarà una nuova quarantena andiamo comunque verso un aumento dello smart working e ad una riduzione dei contatti sociali. Forse non saremo di nuovo obbligati a restare chiusi in casa, ma per un motivo o per l’altro passeremo comunque molto più tempo tra le mura domestiche, con parenti e congiunti, che fuori casa, con amici e conoscenti. Di conseguenza, comunque vadano le cose, per un po’ di tempo torneremo ad essere più digitali e meno fisici, quindi è meglio farsi trovare preparati al “Lockdown 2.0“. Ecco alcuni consigli per gestire bene la propria vita digitale quotidiana, il lavoro, lo studio e il divertimento dentro casa, derivanti dall’esperienza maturata durante il primo lockdown. Per approfondire ulteriormente, vi invitiamo a cliccare sui link: abbiamo raccolto le migliori informazioni su ognuno di questi argomenti.

Lockdown 2: rinforzare le difese in casa

Se saremo costretti, o anche solo “raccomandati“, a stare più tempo in casa allora la nostra casa dovrà essere ben protetta dalle minacce digitali. Faremo più acquisti online, guarderemo più serie Tv, lavoreremo da casa e tutto ciò passerà da Internet. E dal nostro router.

La prima cosa da fare per difendere la nostra casa digitale è quindi blindare il router Wi-Fi. Iniziamo con la ricerca di un eventuale aggiornamento del firmware: se il modem-router è in comodato d’uso gli aggiornamenti sono automatici e gestiti dal nostro Internet Service Provider, mentre se è un “modem libero” che abbiamo acquistato allora dobbiamo farli da soli.

Andando sul sito del produttore è possibile trovare l’eventuale aggiornamento e la spiegazione sulla procedura per eseguirlo. Sempre in merito al router, poi, è arrivato il momento di cambiare nome utente e password di default dell’interfaccia Web: ormai gli hacker sanno a memoria le combinazioni di migliaia di modelli e ci mettono un secondo ad accedere alle impostazioni del router se riescono a violare la crittografia.

Infine, è anche il momento (ma lo è già da parecchio) di installare una buona suite antivirus sia sui computer di casa che su smartphone e tablet. Subito dopo dobbiamo impostare gli aggiornamenti automatici delle definizioni dei virus, per restare sempre protetti da virus e malware.

Lockdown 2: lo smartworking

Se dobbiamo aumentare lo smartworking, cioè le ore di lavoro da casa lontani dall’ufficio, allora la sicurezza è ancora più importante: sia se il computer che usiamo è il nostro, sia se è aziendale, durante lo smartworking lavoriamo su file che potrebbero essere molto importanti per l’azienda (e riservati).

L’ottimo sarebbe utilizzare una VPN per connettersi dal computer con il quale lavoriamo da remoto, ma se il dispositivo non è il nostro questa scelta non spetta a noi. Se siamo dei professionisti autonomi, invece, è proprio quello che dobbiamo fare per aggiungere uno strato di protezione in più al nostro lavoro.

Una volta blindata la sicurezza della nostra postazione di lavoro remoto, dovremo scegliere la suite di produttività da utilizzare per lo smartworking: Google Workspace (che ha sostituito G Suite), Microsoft 365 e Teams, Slack, Trello sono i più famosi strumenti di collaborazione online dedicati al lavoro.

Per le videoconferenze di lavoro possiamo invece usare Teams (che in pratica ha sostituito Skype Business), Meet (che è incluso in Google Workspace), Zoom, GoToMeeting, Slack.

Tutte queste soluzioni hanno pro e contro e una versione gratuita oltre a quella a pagamento. Se si vuole lavorare online seriamente e senza problemi, però, è il momento di investire una piccola cifra mensile (di solito meno di 15 euro) per avere il massimo dalla piattaforma scelta. Non si tratta di fare videochiamate alla nonna, stiamo parlando di lavoro.

La scelta della piattaforma, invece, dipende dall’azienda per cui lavoriamo. Se siamo liberi professionisti, però, possiamo sceglierla noi e il consiglio è di informarsi su quali piattaforme usano maggiormente i nostri clienti e di sceglire quella più diffusa.

Lockdown 2: la didattica a distanza

L’anno scolastico 2020/21 è iniziato già con parecchie ore di DaD, didattica a distanza. In questo caso solitamente si usano le versioni gratuite dei servizi di videoconferenza già citati, per non costringere milioni di famiglie a spendere per un abbonamento mensile alle versioni Pro.

In realtà ci sono anche tre piattaforme consigliate dal Ministero dell’Istruzione (Google Suite for Education, Office 365 Education A1 e Weschool), ma viene lasciata libera scelta alle singole scuole e agli insegnanti su cosa usare.

Le famiglie a basso reddito che non hanno una connessione Internet veloce, invece, farebbero bene a sfruttare il Bonus PC, Tablet e Internet da 500 euro previsto dal Governo e che verrà erogato dagli Internet Service Provider.

Lockdown 2: la spesa online

Fare la spesa online e farsi portare a domicilio i generi alimentari (compreso il lievito di birra) e per la casa è ormai ampiamente possibile. Oltre ad evitare gli assembrementi all’interno dei supermercati, e le eventuali code di fronte ai negozi dovute all’entrata scaglionata, è estremamente comodo e non ha costi di molto superiori a fare la spesa recandosi fisicamente al market.

Tutte le principali catene della grande distribuzione italiane hanno ormai una app per la spesa online: Conad, Esselunga, Coop, Todis, Pam, Crai, Lidl, Carrefour, Eataly giusto per citare le più famose alle quali si aggiungono Amazon Pantry e diversi servizi come Supermercato24, MyHomeFood e Cicalia che in realtà offrono solo la consegna, prendendo però i prodotti dalle catene di supermercati presenti nel territorio del cliente. Per approfondire l’argomento, potete leggere la nostra guida alla spesa online.

Lockdown 2: il cibo e bevande a domicilio

Se non si può andare a mangiare fuori casa in pizzeria o al ristorante è sempre possibile farsi portare la pizza o il cibo a domicilio da uno degli ormai tanti servizi di food delivery. In questo caso la differenza di prezzo un po’ si sente, specialmente sugli ordini piccoli, come si sentono le percentuali che i titolari delle attività di ristorazione devono pagare al servizio a cui si affidano per le consegne.

Ma, se non c’è alternativa, la scelta è ampia: Just Eat, Uber Eats, MyMenu, Deliveroo, Glovo sono i più famosi, ma non tutte le grandi città italiane sono coperte dai rispettivi servizi. Tutti i servizi, però, hanno una apposita app per smartphone dalla quale verificare la copertura ed effettuare le ordinazioni.

Nei piccoli centri e nelle città non coperte da nessuno di questi servizi resta spesso disponibile il buon vecchio “porta pizza” che nell’epoca predigitale era la normalità, ma ora sta sparendo. In ogni caso è bene verificare se i nostri ristoratori preferiti hanno una pagina social (di solito Facebook) sulla quale possiamo trovare le informazioni di contatto ed eventuali indicazioni sulle consegne a domicilio.

Lockdown 2: l’intrattenimento

Per divertirsi tra le mura domestiche, rinunciando al cinema e alle uscite serali, è possibile sfruttare l’enorme offerta di contenuti in streaming, in vendita o a noleggio oggi disponibile. Oggi in Italia sono ci sono Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Infinity, Now TV, Google Play, TIM Vision, Rai Play e altri servizi minori tra i quali scegliere letteralmente migliaia di film e serie TV in streaming.

I prezzi degli abbonamenti a questi servizi, mediamente, si aggirano sui 10 euro al mese ma variano molto in base alla quantità di dispositivi utilizzabili contemporaneamente.

Per ascoltare musica in streaming, invece, abbiamo a disposizione Spotify, Amazon Prime Music, YouTube Music, Apple Music, Deezer e molti altri servizi, i cui costi mensili variano da circa 5 euro fino a 15 euro.

Lockdown 2: le app per le videochiamate

Per restare in contatto con amici e parenti, senza vedersi in presenza, la scelta che si è dimostrata migliore è quella di usare una delle tante app per videochiamate (uno a uno, o di gruppo) a disposizione. In parte esse sono le stesse già elencate per le videoconferenze di lavoro, mentre alcune sono dedicate maggiormente alle comunicazioni personali.

Microsoft Teams e Skype, Facetime (solo per dispositivi iOS), Google Duo (integrato in tutti i dispositivi Android), WhatsApp, Zoom, Facebook Rooms (che permette videochiamate di gruppo, fino a 50 persone) e Messenger sono solo le più famose.

A parte WhatsApp, Messenger e Duo, che ce le hanno praticamente tutti, la scelta di una di queste app è legata principalmente alla comodità di utilizzo e a quanto funziona bene con la nostra rete domestica: ognuna di loro, infatti, ha un differente tipo di compressione audio e video e pesa di più, o di meno, sulla nostra connessione.

Scaricare, e usare, l’app Immuni

In Italia oggi ci sono oltre 100.000 persone infette dal coronavirus, alle quali bisogna aggiungere un numero imprecisato di asintomatici non diagnosticati. Scaricare e usare Immuni, l’app ufficiale di contact tracing scelta dal Governo italiano, è quindi un gesto di respondabilità che tutti dovremmo compiere. Il Governo, d’altronde, ne ha esteso di un anno il periodo di funzionamento proprio a causa dell’impennata dei contagi.

L’app è al momento utilizzata da quasi 7 milioni di italiani e ha inviato oltre 10 mila notifiche di esposizione al rischio contagio ai suoi utenti, ricevendone a sua volta oltre 500 da utenti che si sono dichiarati positivi al Covid.

Ormai è chiaro che dal punto di vista della privacy l’app è sicura e i dati raccolti sono crittografati in modo sufficientemente robusto e completamente anonimo. Infine, Immuni funziona tramite Bluetooth Low Energy, quindi non ha accesso alla nostra posizione precisa.

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